Modelli di composizione: inquadrare al meglio un soggetto – Seconda parte

Photo by Ryan Tang

Continua in questo articolo la carrellata di regole compositive che, come abbiamo visto precedentemente, bisogna conoscere per comunicare in maniera efficace mediante il linguaggio visivo.
Alcune volte il soggetto è tutt’altro che interessante. Lo diventa quando la composizione gli conferisce dinamismo, tensione, significati. Naturalmente la composizione deve essere coerente con il soggetto e, soprattutto, non deve essere un semplice gioco accademico. Le composizioni classiche, quindi, vanno seguite con intelligenza. Devono essere una traccia sulla quale costruiamo la nostra interpretazione della realtà. Non “pure” regole vuote.

SPUNTI COMPOSITIVI

LA QUINTA

C’è un modo molto valido per attirare l’attenzione sul soggetto e, nel contempo, conferire più profondità alla foto: utilizzando la cosiddetta “quinta prospettica“. In questa composizione, un elemento della scena, come un albero, un arco, uno spigolo, viene utilizzato al fine di inquadrare il soggetto principale. Si va cioè a costruire una cornice intorno al soggetto. Ma la quinta, per funzionare bene, deve essere sempre meno illuminata del soggetto, altrimenti si perde buona parte dell’effetto che si vuole ottenere.

Ritorna facile il richiamo all’architettura teatrale dove troviamo appunto le quinte (così chiamate forse perché in origine erano a 5 facce e girevoli. Fonte: Treccani). Ritorna alla mente anche l’espressione comune “dietro le quinte”. Quante volte viene usata anche in senso figurativo?

«Ai due lati del palco di un palcoscenico ci sono le quinte, organizzate a coppia, una di fronte all’altra. Le quinte sono pannelli, generalmente di stoffa, che evitano che il pubblico possa vedere quello che succede dietro. Le entrate e le uscite degli attori avvengono negli spazi tra le quinte.» http://www.danceit.org/PaTeatro.html

http://www.danceit.org/PaTeatro.html
Quinte

Pertanto, le quinte delimitano “lateralmente” lo spazio scenico. Allo stesso modo, per quinta fotografica è da intendersi un elemento in primo piano, posto generalmente ai lati dell’inquadratura, che fa da cornice al soggetto e crea profondità. Per esempio, un albero in primo piano, oltre il quale c’è il paesaggio.

https://patch.com/pennsylvania/balacynwyd/bp–static-versus-dynamic-composition
Aleksandar Matic | https://www.instagram.com/acamatic/?hl=it
Massimiliano Boggian | https://www.instagram.com/maxboggian/

Togliendo leggibilità agli elementi in primo piano, si aumenta il senso di profondità. Pensiamo all’abitacolo dell’automobile: guidatore, cruscotto, parabrezza… sono tutte quinte che fungono da boccascena oltre il quale si vede la strada che corre.

La Quinta è molto utilizzata nelle riprese con il grandangolo per evitare immagini troppo dispersive che poco si concentrano sul soggetto principale a causa dell’angolo di apertura di questo obiettivo che risulta molto ampio. Includendo qualcosa in primo piano (una o più quinte) si avrà maggiore profondità. Tali elementi verranno “prima” del soggetto ma non gli toglieranno importanza, anzi ne accentueranno il valore.

http://style.corriere.it/moda/110-anni-di-tsum-dagli-zar-al-lusso-passando-per-i-soviet/?ref=106311#gallery
2010 – Iacopo Iacopini

V COME QUINTA: anche in questo caso si crea profondità. Esponendo al centro, si crea una quinta a V che fa spiccare la montagna centrale.

http://www.bureau-montagne-val-azun.com/

In fotografia, quindi, è possibile creare l’impressione di profondità, della cosiddetta terza dimensione, attraverso artifici di composizione.

SIMMETRIA E ASIMMETRIA

Per gli esseri umani la tendenza a ricercare situazioni di equilibrio e simmetria è molto forte. Tuttavia, affinché la foto risulti affascinante, la simmetria deve essere pressoché perfetta.

Sebbene conosciamo tutti il significato di simmetria, non è mai superfluo farne menzione:

simmetrìa s. f. [dal gr. συμμετρία, comp. di σύν «con» e μέτρον «misura»]. – 1. Ordinata distribuzione delle parti di un oggetto (di un edificio, di una struttura, di un’opera d’arte, ecc.) tale che si possa individuare un elemento geometrico (un punto, una linea, una superficie) in modo che a ogni punto dell’oggetto posto da una parte di esso corrisponda, a uguale distanza, un punto dall’altra parte. In questo senso, si parla di simmetria con riferimento, per es., al viso o al corpo umano, oppure al corpo di un insetto, ecc., idealmente divisi longitudinalmente da un piano (piano di s.) che li separa in due parti specularmente uguali. Fonte: Treccani

Steve McCurry | https://petapixel.com/2015/03/16/9-photo-composition-tips-as-seen-in-photographs-by-steve-mccurry/
Photo by langshoots
http://www.bettertravelphotos.com/blog/item/7-composition-rules-and-ideas-for-more-confidence-in-photography-part-i
Photo by Denys Nevozhai

Tuttavia bisogna chiedersi se l’equilibrio statico è un obiettivo auspicabile: l’arte e la fotografia hanno il compito di accontentare la naturale tendenza dell’occhio a cercare l’equilibrio? In altre parole, chi ha stabilito che bisogna servirglielo su un piatto d’argento?
Freeman direbbe: «l’interesse di una foto è direttamente proporzionale allo sforzo necessario all’osservatore per leggerla e un equilibrio troppo perfetto ne richiede poco.»
La ricerca di equilibrio può rivelarsi positiva ma anche sortire l’effetto contrario e condurre in una strada senza uscita, la strada del già noto, del già detto. E ciò può essere persino peggio della confusione. Ne deriva che è vantaggioso nonché necessario introdurre un equilibrio dinamico e non statico, capace di portare a qualcosa, altrimenti la composizione rischia di diventare solo un’esercitazione di bella calligrafia e l’immagine risulterà monotona o, persino, piatta. Una disposizione asimmetrica quindi introduce dinamismo. Un bilanciamento dinamico è più interessante di uno statico. Anche perché, in assenza di equilibrio, l’occhio cerca di produrlo da sé: si attiva un meccanismo di compensazione e una conseguente tensione visiva.

http://www.cogcrit.umn.edu/docs/abler2_v7.shtml

Un po’ di disordine…
Lord Brummel, l’inglese passato alla storia per la sua raffinata eleganza, affermava di impiegare più di un’ora davanti allo specchio per farsi un perfetto nodo alla cravatta. Raggiunto lo scopo, lo stesso Brummel, dava un colpetto al nodo che gli era costato tanta fatica, in modo da scompigliarlo un po’. Morale della favola: la vera eleganza non è mai la perfezione. Anche in fotografia, è un bene introdurre alcune piccole asimmetrie affinché la composizione non risulti bloccata ma “mossa” dall’elemento non perfetto, come un riquadro storto in secondo piano.

Donna Flood | http://www.electricscotland.com/art/asymmetry.htm

Possiamo sfruttare questo concetto anche per attirare l’attenzione su un elemento che passerebbe quasi inosservato. Ad esempio: per bilanciare una elemento posizionato in alto a destra, l’occhio può continuare a cercare qualcosa nella zona in basso a sinistra e questa zona ottiene così maggiore attenzione.

BILANCIAMENTO: EQUILIBRIO STATICO VS EQUILIBRIO DINAMICO

«Il concetto di bilanciamento si riferisce all’annullarsi della tensione tra forze opposte che si compensano creando equilibrio e armonia. Per una legge fondamentale della percezione visiva, l’occhio cerca di bilanciare ogni forza con una forza contraria. Accontentare tale tendenza significa creare armonia, sciogliere la tensione, ottenere un’immagine esteticamente gradevole.» Da L’occhio del fotografo

Tornano utili in questo caso i principi della dinamica: quando due forze uguali ed opposte agiscono su un oggetto, si annullano a vicenda, cosicché l’oggetto mantiene il suo stato di quiete o di moto uniforme, fino a quando su di esso non agisce una forza diversa e maggiore. In altre parole, due forze uguali e contrarie si annullano e fanno si che il corpo sia in equilibrio.

Per parlare del bilanciamento in una foto, spesso utilizziamo termini presi in prestito dal mondo della fisica: gravità, leva, peso e fulcro. L’analogia risulta sensata e precisa.

«Se aggiungiamo qualcosa da un lato, l’immagine risulterà sbilanciata e sentiremo l’esigenza di correggerla. Che si tratti della distribuzione dei toni e dei colori, della posizione dei soggetti o di altro, lo scopo è sempre trovare il centro di gravità visivo.» M. Freeman

Per avere una fotografia bilanciata dobbiamo creare armonia tra diversi aspetti: i toni, la consistenza, le forme. Ogni elemento ha il suo peso e contribuisce al bilanciamento della foto. Pensiamo a cosa succede se la parte più pesante dell’immagine è troppo a sinistra o troppo a destra. La foto non sarà molto attraente.

Possiamo guardare questo argomento da un’altra angolazione, parlando cioè di contrasto: due elementi contrastanti (tono, colore, forma…) si rafforzano a vicenda.

Esistono vari modi per ottenere equilibrio e armonia. Vediamo di seguito cinque tipi di bilanciamento, traducendo e ampliando questo bellissimo articolo: https://www.nyfa.edu/student-resources/five-kinds-photography-balance-you-need-to-understand/

1) Equilibrio simmetrico o statico
Non tutte le fotografie bilanciate sono simmetriche, ma tutte le fotografie simmetriche sono bilanciate. La simmetria (nota anche come equilibrio formale) si ottiene quando entrambi i lati dell’immagine hanno lo stesso peso. E l’abbiamo visto poco sopra. In questo caso, la disposizione delle forze è centrata, il soggetto è al centro dell’inquadratura, ovvero nel punto di equilibrio o fulcro (pensiamo a una bilancia con due pesi di eguale misura).

2) Equilibrio asimmetrico o dinamico
Conosciuto come equilibrio informale, l’equilibrio asimmetrico è un po’ più difficile da raggiungere. Mentre la simmetria è ovvia, l’asimmetria richiede un impegno maggiore nell’osservatore affinché la realizzi nella sua mente.

Se consideriamo i toni all’interno dell’immagine, dobbiamo riflettere sul fatto che le alte luci pesano di meno rispetto alle ombre. Dunque, per ottenere un equilibrio “asimmetrico”, è necessario un equilibrio perfetto tra luce e peso. Vale a dire, poiché le ombre “pesano” di più, una fotografia dovrebbe avere più luci che ombre per essere considerata equilibrata. L’equilibrio asimmetrico è anche comunemente raggiunto quando un soggetto principale (situato in primo piano) è bilanciato da un altro soggetto, meno importante (situato sullo sfondo). Come dice M. Freeman: «sulla bilancia un oggetto grande può essere in equilibrio con uno più piccolo, se quest’ultimo si trova a maggiore distanza dal fulcro. Analogamente, un elemento grafico minore può bilanciare uno maggiore, quando è collocato vicino al margine dell’inquadratura. Si produce così un contrasto. Elementi grandi e piccoli possono allora apparire in equilibrio grazie a un attento posizionamento.»

Matthew Gore | https://www.lightandmatter.org/2012/learn-photography/photo-composition-balance/

L’immagine di sopra è ben bilanciata, al contrario di questa che segue perché è stato lasciato uno spazio vuoto a destra che non riesce a fare da contrappeso alle montagne scure sullo sfondo.

Matthew Gore
https://www.nyfa.edu/student-resources/five-kinds-photography-balance-you-need-to-understand/

In questa foto, l’occhio dello spettatore è inizialmente attratto dalle pietre in primo piano, ma viene presto trascinato sulle montagne che si trovano sullo sfondo. Le pietre, essendo più scure, hanno un peso maggiore ma la luminosità della montagna riesce a bilanciare bene e ad assumere lo stesso peso visivo. Senza le rocce, ci sarebbe troppo spazio negativo in primo piano. Senza la montagna, ci sarebbe troppo spazio negativo sullo sfondo. Dunque, anche se questa foto non è simmetrica, è comunque equilibrata.

3) Bilanciamento dei toni
L’equilibrio tonale si nota maggiormente nelle foto in bianco e nero. L’equilibrio quindi può essere anche visto in termini di contrasto tra le aree chiare e scure di un’immagine.

Photo by Martin Birks

Come si vede in questa foto, il lato inferiore destro dell’immagine è racchiuso nell’ombra, mentre quello in alto a sinistra è così luminoso che i due opposti si equilibrano a vicenda, guidando gradualmente l’occhio dello spettatore in tutta l’immagine. La montagna più scura sul lato superiore destro dell’immagine bilancia la roccia più luminosa nella parte in basso a sinistra dell’immagine.

4) Bilanciamento del colore
Abbiamo visto come toni diversi hanno pesi diversi, ma anche i colori hanno pesi diversi. Il rosso, ad esempio, ha un peso maggiore e, in genere, i colori più brillanti sono “più pesanti” dei colori neutri, motivo per cui un tocco di colore all’interno di una fotografia può facilmente bilanciare una scena che altrimenti sarebbe troppo pesante su un lato. Lo vedremo ancora più avanti nell’articolo.

Photo by Glenn Sundeen

Nella foto qui sopra, il pop aggressivo del rosso è bilanciato dai colori blu e giallo nel resto dell’immagine. Se il terreno fosse rosso e la casa blu, l’intera fotografia sarebbe troppo travolgente e squilibrata. Poiché nell’immagine è presente un solo colore “pesante”, compensato da una maggiore abbondanza di colori “chiari”, la composizione si presenta splendidamente composta ed equilibrata.

5) Equilibrio concettuale
Vediamolo con un esempio:

Photo by Ian Bramham

In questa foto, c’è un doppio bilanciamento. Da una parte abbiamo un eccellente bilanciamento dal punto di vista tonale: le ombre profonde sono perfettamente contrastate dalle ombre luminose e la scena industriale più scura sullo sfondo bilancia il grande ramo luminoso in primo piano. Ma l’equilibrio non si ferma qui. Infatti, il ramo, che non è più in vita, parla dell’effetto dell’industrializzazione sull’ambiente. La giustapposizione dell’industrializzazione e della natura è solo uno dei molti modi in cui puoi giocare con l’equilibrio concettuale nelle tue immagini.

PESO VISIVO E FORMA

L’esperienza quotidiana ci insegna che un corpo pesante, quando non ancorato, cade verso il basso perché attratto dalla forza di gravità e così raggiunge la posizione di quiete. Quanto più è pesante, tanto prima arriva a terra.

Ne possiamo ricavare un buon suggerimento compositivo: ponendo i pesi maggiori più in basso rispetto a quelli minori si ottiene l’armonia perfetta.

Ovviamente, in fotografia, il peso non è determinato solo dalla massa fisica dei soggetti ma anche dalla forma, dall’illuminazione, dal colore. Soprattutto quest’ultimo. Il rosso “pesa”, viene avanti e, siccome viene percepito immediatamente, è strategico collocare l’elemento rosso in una zona che deve destare maggiore interesse nell’osservatore. Lo vedremo meglio nel prossimo articolo dedicato al colore.

«Inoltre, il peso che attribuiamo a una scena reale o un’immagine è condizionato dalle nostre conoscenze ed esperienze personali. Tutti noi tendiamo a osservare con più attenzione le cose che ci interessano. Naturalmente, quando costruiamo un’immagine, non possiamo tener conto delle inclinazioni personali dei singoli osservatori, ma può essere utile conoscere qualche principio generale: il nostro sguardo tende ad essere attratto
– dagli elementi visivi che ci forniscono più informazioni
– o che fanno appello alle nostre emozioni e ai nostri desideri.
Il più comune tra questi elementi è il volto umano, soprattutto in alcune sue parti come gli occhi e la bocca, probabilmente perché è da lì che traiamo le informazioni relative alle reazioni e agli stati d’animo degli altri.
La scrittura è un altro soggetto dotato di grande attrattiva. La ragione è ancora una volta il suo alto valore informativo. Nella fotografia di strada, per esempio, la presenza di insegne tende ad attirare l’attenzione. Ansel Adams diceva: le scritte in lingua straniera possono avere un immediato valore estetico, svincolato dall’attribuzione di senso. In realtà, il loro valore visivo deriva dal fatto di rappresentare un linguaggio.
Oltre ai soggetti informativi, esiste un’altra categoria di immagini che fa appello alle emozioni. Ne fanno parte i richiami alla sessualità, alla tenerezza (cuccioli e animali domestici), all’orrore (scene di morte e di violenza), al disgusto, al desiderio o all’attrazione per l’insolito.» Tratto dal libro L’occhio del fotografo

In fotografia, quindi, parliamo di “peso visivo“.
«Il peso visivo è un concetto che descrive quanto qualcosa, in un’inquadratura, “attiri” l’occhio di chi guarda. Immaginate di avere un’immagine quasi interamente bianca con solo un piccolo puntino nero. Quel puntino attirerà immediatamente il nostro occhio: è piccolo ma ha un notevole peso visivo.

É possibile utilizzare le regole della composizione e il peso visivo a nostro vantaggio, per manipolare deliberatamente il soggetto in modo tale da avere un notevole peso visivo nel punto prescelto e quindi attirare lo sguardo dell’osservatore. D’altra parte, se non si padroneggia questo concetto, si possono inavvertitamente produrre immagini con fastidiose distrazioni.

Molte delle regole di composizione, in fotografia, riguardano l’idea di equilibrio. Idealmente, vogliamo che le nostre immagini siano equilibrate. Questo significa che nessuna singola zona dell’immagine richiama il nostro occhio, tenendolo bloccato in quel punto. Invece, il nostro occhio è libero di vagare intorno all’immagine, acquisendola tutta nel suo insieme. Insomma: un’immagine equilibrata risulta più piacevole per gli occhi. Un altro modo di dire è che un’immagine è equilibrata, finché il suo peso visivo è distribuito uniformemente.

Ogni elemento nella composizione ha una certa quantità di peso visivo. Per mantenere la nostra immagine bilanciata, dobbiamo compensare ogni elemento con un contrappeso. Colori diversi, livelli di contrasto diversi, e posizioni dei soggetti diverse, portano differenti pesi visivi.

Bisogna fare attenzione a non avere, nelle nostre foto, magari involontariamente, componenti che abbiano un forte peso visivo. Questi allontaneranno l’attenzione dal soggetto principale.» Julie Waterhouse

Ad esempio, immaginiamo una foto in cui il soggetto non è messo ben in evidenza e si trova in basso a sinistra, mentre a destra troviamo un’ampia zona di cielo. L’occhio continua a tornare verso il cielo in alto a destra, ma non è quello che vogliamo ottenere. In questo caso l’immagine è squilibrata, perché l’occhio rimane bloccato sul cielo e quindi può tornare utile un ritaglio particolare della foto.

Lettura consigliata: http://www.cultor.org/Visual/W.html

Michael Freeman | HOLY ISLAND
Sai cosa non hai guardato prima? L’angolo in basso a destra. Perché no? È vuoto. Fino a quando non l’ho menzionato, non c’era motivo di guardare lì. In altre parole, non attira l’attenzione, dal momento che ha quasi zero peso visivo. | https://photographylife.com/landscapes/landscape-photography-composition-tips/amp
Brian Seed – La Mancha – Espanha | Il soggetto in ombra viene bilanciato perfettamente dalla parte luminosa della foto
© Julie Waterhouse Photography | Il fiore, grazie al suo colore brillante e alla sua posizione, ha abbastanza peso visivo da bilanciare la roccia.

COLLOCARE IL SOGGETTO IN BASSO

Al di là del concetto di “peso”, è un bene collocare il soggetto in basso, quando questo non occupa tutta l’inquadratura. Più il formato è allungato (formato verticale), più va collocato in basso. Come già accennato, la parte inferiore della foto costituisce una sorta di base, di piano di appoggio dove confluiscono tutti gli elementi perché attratti dalla forza di gravità. La composizione risulterà, quindi, molto naturale.

PUNTO DI FUGA CENTRALE

Quando osserviamo una foto, ci troviamo davanti a una rappresentazione bidimensionale di una scena reale che però di dimensioni ne ha tre. Allora, come possiamo creare l’impressione di profondità? Semplice, attraverso la prospettiva. Quest’ultima segna un punto a favore del realismo di una foto.

Per definizione, la prospettiva è il modo in cui gli oggetti appaiono nello spazio, in relazione sia l’uno con l’altro che con l’osservatore. L’invenzione della prospettiva a punto unico di fuga, o “prospettiva lineare centrica” si deve a Filippo Brunelleschi (1413).
Esistono diversi tipi di prospettiva. La prospettiva lineare è la più classica delle prospettive: nel punto di fuga centrale convergono tutte le rette, tutte le linee di fuga o linee di forza. Nella realtà sono linee parallele, come i bordi di una strada o i binari di un treno ma nella fotografia tendono a convergere in un punto di fuga e da parallele si trasformano in diagonali.
Si tratta di una composizione molto dinamica, che suggerisce il movimento, una continua caduta di tutti gli elementi nel centro dell’inquadratura. Quest’ultimo rappresenta il punto di massima quiete, di massimo equilibrio.

Come tutte le composizioni forti, meglio usarla con parsimonia, perché diventa presto banale.

Photo by Amanda Sandlin

VARIARE IL PUNTO DI RIPRESA

Non è difficile comprendere come il punto di ripresa incida fortemente sulla prospettiva e sulla composizione. Il punto di ripresa condiziona le relazioni dimensionali tra il primo piano e lo sfondo: può distorcere le aspettative di chi osserva la foto, alterando la scala reale. Se generalmente un fiore viene recepito, in termini di dimensioni relative, come più piccolo di un albero nella realtà, il punto di ripresa può capovolgere la situazione.

Condiziona poi le relazioni tra i vari elementi che stanno dentro la scena. Se mettiamo all’interno della medesima inquadratura più elementi, automaticamente suggeriamo che tra essi esiste un rapporto. Ma questo rapporto non è dato una sola volta per tutte: si modifica, a seconda del punto di vista e dell’obiettivo usato. La lunghezza focale dell’obiettivo utilizzato, infatti, accentua o indebolisce l’efficacia del punto di ripresa.

Un buon esercizio può essere quello di provare a indovinare il punto di ripresa nelle foto che ci colpiscono. Ci accorgeremo che, se il punto di vista è diverso da quello consueto, la foto diventa quasi sempre interessante. Guardare il mondo attraverso il punto di ripresa che utilizziamo mentre siamo in piedi, è esperienza di tutti i giorni. Vederlo dall’alto o dal basso, invece, non è esperienza frequente.

http://www.tennisclub.lv/individual-trainings/
Tratto dalla serie Breaking bad
Tratto dalla sitcom Camera Café. Tutta l’azione è inquadrata da una soggettiva di una di quelle macchine che distribuiscono caffè negli uffici

PUNTO DI VISTA DECENTRATO

Il punto di vista decentrato rispetto al punto di fuga, che ricordiamo essere il punto in cui convergono tutte le linee dell’inquadratura, rende dinamica la composizione. Il motivo è presto detto: viene suggerita l’idea di un movimento continuo, verso la direzione verso la quale il punto di fuga è spostato. Tutto questo genera tensione dinamica, come il decentramento del soggetto, perché l’occhio tende a ricreare l’equilibrio.

Photo by Ryan Tang

LINEA DI FORZA

Quando parliamo di linee di forza non ci riferiamo alle linee reali (linee di struttura) ma alla direzione che il nostro sguardo è invitato a prendere. Se sappiamo giocare sapientemente, possiamo inserire nell’inquadratura alcuni elementi che suggeriscono una direzione precisa. Es. la mano del soggetto che indica qualcosa, anche se questo qualcosa è posto al di fuori della scena, genera una linea di forza. Ma basta anche il suo sguardo a creare una linea di forza efficace.

Ricordiamoci sempre questo concetto: il percorso che il nostro occhio compie nell’esplorare la fotografia non è casuale ma guidato dalle linee suggerite dalla composizione degli elementi che troviamo nell’inquadratura.

Michael Freeman
Michael Freeman
http://facweb.cs.depaul.edu/sgrais/composition.htm

LINEE GUIDA – LEADING LINES – COME BINARI

Ogni linea continua che compare nell’inquadratura incanala, come su binari, lo sguardo. Un punto di ripresa sopraelevato accentua ancora di più l’effetto. Le linee che troviamo nell’immagine favoriscono la prospettiva. Se sono parallele, man mano che si allontanano verso l’orizzonte, sembrano convergere in un solo punto, il punto di fuga. Possiamo immaginarlo oltre il bordo della foto come il punto in cui le due linee si uniscono. E tutto questo, ovviamente, crea movimento. Ne deriva che qualsiasi linea diagonale aumenta e crea l’impressione di profondità.
Il grado di convergenza delle linee nel punto di fuga è determinato dall’angolo di ripresa e dalla lunghezza focale dell’obiettivo usato. Ad esempio, un grandangolo, con il suo ampio angolo di ripresa, presenta un gran numero di linee diagonali in primo piano. Le sgrandangolate esaltano la prospettiva con la loro esplosione di linee e accentuano la lontananza tra primo piano e sfondo. Al contrario, al teleobiettivo associamo la compressione dei piani prospettici e quindi una relativa staticità dell’immagine.

https://clickitupanotch.com/leading-lines-composition/
Photo from The Trees series by Przemyslaw Kruk | https://www.sessions.edu/notes-on-design/5-key-photography-composition-techniques/
http://sandvand.net/how-i-play-with-compositions-in-landscape-photography/
Photo by Alice Donovan Rouse

AGGIUNGERE UN ELEMENTO DI DISTURBO

Si dice che un leggero rumore di fondo favorisce la concentrazione. Allo stesso modo, un piccolo elemento dissonante, favorisce la perfezione dell’inquadratura, rende intrigante un’immagine.

Immagini e Parole VII – 2015 – Lara Manzoni, Dissonanza

Quando lo sguardo si posa su ciò che provoca emozioni,
L’occhio non vede, guarda.
Quando la perfezione è distorta da urtanti contaminazioni,
l’armonia scompare.
Dissonanza… imperfezione di sorprendente attrazione.
Fonte: Liceo Monfalcone (GO)

TEXTURE

Il termine texture significa letteralmente trama o tessitura. In questo tipo di composizione, tutti gli elementi (punti, linee o forme) fotografati nel loro insieme danno l’impressione di un tessuto o comunque di un disegno che sembra ripetersi all’infinito.
Possiamo ottenere piacevoli texture mediante il teleobiettivo: più la lunghezza focale è elevata, più la prospettiva risulta compressa e quindi gli oggetti, anche se distanti tra loro, sembrano giacere su un solo piano. Questi motivi decorativi fungono più da sfondo che da soggetto. Ma il soggetto è proprio l’insieme.
In una composizione del genere notiamo subito la mancanza di direzione.
Per rendere meno monotona l’immagine, meno prevedibile e suscitare maggiore interesse, si può introdurre un elemento di disturbo (di cui parlavamo poco sopra). La dissonanza che creerà questo elemento romperà la continuità della composizione.

Sugarhouse Studios London
Photo by JJ Ying
Photo by Keghan Crossland

To be continued…

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