Tempo di scatto o tempo di esposizione

tempo di scatto

Il tempo di esposizione, come detto in precedenza, indica l’ampiezza dell’intervallo di tempo durante il quale l’otturatore rimane aperto.

Quando premiamo il pulsante di scatto, permettiamo alla luce di raggiungere il sensore e “impressionarlo”.
Maggiore è il tempo in cui l’otturatore resta aperto, maggiore è la quantità di luce che raggiunge il sensore.

Il tempo di scatto è misurato in (frazioni di) secondi. Dato che normalmente il tempo di esposizione è minore di un secondo, quello che viene visualizzato su molte macchine è generalmente il denominatore della frazione di secondo.
Es. 20″ indica un tempo di esposizione di un ventesimo di secondo, cioè 0,05 secondi.

Un numero maggiore indica un tempo di esposizione minore, ovvero indica un tempo si scatto più rapido. Questo perché abbiamo a che fare con delle frazioni, quindi guardiamo il numero che sta dopo la barra. Più questo numero è grande, più è veloce il tempo di scatto.

Per esempio, 1/50esimo è più veloce di 1/25, così come 1/1000 è molto più veloce di 1/50.

Lo standard adottato per i tempi di esposizione è il seguente:
1/8000 s, 1/4000 s, 1/2000 s, 1/1000s, 1/500s, 1/250s, 1/125s, 1/60s, 1/30s, 1/15s, 1/8s, 1/4s, 1/2s, 1s…

Con queste grandezze si procede, dunque, dividendo o moltiplicando per 2 lo stop precedente e arrotondando all’intero. Il valore di partenza è 1 secondo.

Insieme al diaframma, il tempo di esposizione regola allora la giusta quantità di luce utile a raggiungere una buona esposizione.

Si tratta di una relazione molto marcata: un tempo breve necessita di un diaframma più aperto mentre un tempo lungo permetterà un diaframma più chiuso.

Vale a dire, se il tempo di scatto si dimezza, il diaframma raddoppia, e viceversa.

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