Esposizione: modalità di misurazione

misurazione esposizione
Finora abbiamo detto cos’è l’esposizione ma non abbiamo parlato della sua modalità di misurazione.

La maggior parte delle macchine fotografiche utilizza un sistema di misura denominato TTL (Through the lens, attraverso l’obiettivo).  Attraverso questo metodo di misurazione la nostra macchina è in grado di suggerirci l’esposizione corretta, ovvero la coppia tempo/diaframma appropriata in funzione della sensibilità del sensore e della quantità di luce presente nella scena.

Le modalità di misurazione dell’esposizione più consuete sono tre o quattro a seconda dei modelli di fotocamera.
In alcune troviamo questa suddivisione:

– misurazione matrix (o valutativa),
– misurazione spot;
– misurazione media pesata al centro (o ponderata al centro).

In altre,
– media pesata al centro,
– spot,
– parziale,
– valutativa.

ln questo caso, Parziale e Spot si presentano separate e differiscono per la dimensione dell’area destinata a misurare l’esposizione: nella parziale circa l’8% e nella spot circa il 3,5%.

Misurazione matrix/valutativa
In questa modalità, l’esposizione viene calcolata tenendo in considerazione la gran parte della scena: il campo inquadrato viene suddiviso in tanti settori in modo che l’esposimetro valuti l’intensità di luce in ciascuno di essi. Queste letture vengono poi confrontate con un’analisi che si basa sullo studio di migliaia di scene fotografiche reali. In base a questo confronto verrà stabilita la corretta esposizione. In altre parole, nei circuiti interni il produttore ha memorizzato l’analisi di un database di migliaia di foto che rappresentano scenari di illuminazione reali, per determinare l’esposizione appropriata.

Quando ricorrere alla lettura Matrix? Siccome l’esposizione dipenderà dalla scena nel suo “complesso”, la misurazione matrix è utile in tutte le situazioni in cui “non” ci sono forti differenze di illuminazione (contrasti) tra il soggetto e lo sfondo, quando l’illuminazione è abbastanza bilanciata e le luci e le ombre abbastanza equilibrate.
Nel 90% dei casi si tratta di una modalità che può andar bene ed è, infatti, la modalità più utilizzata.
Indicata in modo particolare per la fotografia paesaggistica.

Si tratta tuttavia di una lettura che mostra la sua debolezza in situazioni di controluce, infatti in questo caso non è consigliata.

Misurazione spot
La misurazione spot calcola l’esposizione in una piccola area circostante il “punto” di messa a fuoco (per questo “spot”, punto in inglese). Lo strumento esegue la lettura solo nella zona centrale dell’inquadratura, in un’area molto ristretta.
Tale area è pari a circa il 3% dell’intera scena. L’estensione aumenta nel caso delle macchine che consentono anche la misurazione parziale: in questo caso non sarà più così ridotta (3%) ma interesserà il 10% circa della scena (fare riferimento al proprio modello di fotocamera per conoscere l’ampiezza di queste aree).

Quando ricorrere alla lettura spot? Sicuramente nelle situazioni di controluce si rivela utilissima, e tutte le volte che il soggetto è in forte contrasto con una porzione della scena molto più (o molto meno) luminosa.
Quindi è perfetta quando il soggetto è ben illuminato ma lo sfondo è molto scuro o molto chiaro. In questo caso, scattare senza le dovute misure comporterebbe una sovraesposizione o sottoesposizione del soggetto, visto che l’esposimetro verrebbe ingannato dalla luce o dal buio che circonda il soggetto. Motivo per il quale posso scegliere di effettuare la misurazione solo sul mio soggetto.

Ricordiamo un piccolo suggerimento: misurazione spot in caso di leggero controluce, misurazione parziale in caso di forte controluce.

Facciamo degli esempi pratici: la luna in un cielo scuro, il volto di una modella con capelli scuri, il cantante o l’attore su un palcoscenico (soggetto ben illuminato dai riflettori ma su sfondo scuro), foto close-up, macrofotografia, still life ecc.

Oppure, è sicuramente una modalità a cui il fotografo ricorre quando ha la necessità di una lettura precisa e mirata su di un punto specifico del soggetto o del campo inquadrato (pensiamo ai ritratti, ad esempio, o pensiamo ad una misurazione campione come la lettura effettuata su una grey card).

Siccome, però, parliamo di una zona molto ridotta intorno al punto di messa a fuoco, è una modalità difficile da usare se l’oggetto è in movimento e, pertanto, la luminosità cambia continuamente.

Inoltre, l’errore più frequente che si può commettere con l’impostazione spot è quello di puntare lo spot su un soggetto bianco o nero. In questo caso, sia il bianco che il nero assumeranno un colore grigio perché lo strumento interpreterà la scena nel modo sbagliato, ritenendo che c’è troppa luce (nel caso del soggetto bianco) o poca luce (nel caso del soggetto nero) e, per tale motivo, tutto il resto della scena risulterà sottoesposto o sovraesposto.
Come abbiamo detto in precedenza, lo strumento parte dal presupposto che una scena dovrebbe avere una luminosità media corrispondente a quella del grigio 18%.
Ecco che ritorna utile utilizzare la modalità spot in combinazione al cartoncino grigio (grey card) di cui abbiamo fatto breve cenno nell’articolo dedicato all’esposimetro.

Misurazione media pesata al centro o ponderata al centro
Questa modalità di misurazione considera l’intera scena, ma dà maggiore “peso” alla zona centrale.

L’esposimetro legge la luce su tutto il campo inquadrato dando molto più “peso” alla zona centrale del fotogramma rispetto ai bordi (ossia esegue una media ponderata).

Praticamente si tratta di una via di mezzo tra la modalità matrix e quella spot.

Siccome viene data maggior importanza alla porzione centrale della scena, questa modalità di misurazione può essere utile quando il soggetto principale si trova al centro dell’inquadratura e c’è uno sfondo eccessivamente chiaro o eccessivamente scuro. Lo sfondo molto luminoso ingannerebbe l’esposimetro e lo porterebbe a sottoesporre o sovraesporre il primo piano. Ovviamente, la si può utilizzare anche quando il soggetto principale non è posizionato al centro. In questo caso, si fa in modo di farlo risultare al centro, quindi si effettua la lettura, si blocca l’esposizione e poi si “ricompone” la scena.

La ricomposizione è una tecnica usata sia per l’esposizione che la messa a fuoco. E’ una tecnica che consente di scegliere l’inquadratura dopo aver misurato l’esposizione (o dopo aver messo a fuoco, nel caso la si utilizzi per mettere a fuoco). Si procede in questo modo:
1) si misura l’esposizione sul soggetto;
2) si tiene premuto il pulsante di scatto a metà;
3) si ricompone, ovvero si inquadra a proprio piacimento (ad esempio, viene tenuto a fuoco il soggetto centrale ma ci si sposta per portarlo su di un lato del fotogramma);
4) quindi si esegue lo scatto.

Dunque, ricomporre è un termine che si usa per indicare l’azione che compie il fotografo quando prima misura l’esposizione su un dato elemento e poi ricompone l’immagine per ottenere la composizione che si prefiggeva.

Per fare un esempio pratico, immaginiamo di fotografare un paesaggio: vogliamo ritrarre un determinato scorcio del paesaggio ma può succedere che la macchina esponga su una zona in ombra. Questo brucerà le zone luminose, soprattutto il cielo, in quanto l’esposimetro tenderà a sovraesporre la foto, avendo letto la quantità di luce su una parte in ombra. Per questo motivo, è bene misurare l’esposizione su una zona luminosa, per cui si punta su quella zona, si preme a metà il pulsante di scatto, si determinano i valori di diaframma, tempo ed iso adatti, si blocca questa lettura (con un tasto che vedremo fra poco) e si ricompone la scena come si desiderava imprimerla sulla foto.

Sebbene sia una modalità ancora presente nelle reflex moderne, si tratta comunque di un metodo superato dalla più intelligente modalità matrix/valutativa.

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