Bilanciamento del bianco

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Sintesi

  • La luce introdurrà sempre delle dominanti cromatiche se le impostazioni del nostro strumento fotografico non sono corrette.
  • Per dominante cromatica intendiamo la tinta che domina l’intera immagine, alterandone l’aspetto e facendola virare, ad esempio, sul rosso, sul blu, sul giallo e così via.
  • È necessario impostare il bilanciamento del bianco perché la fotocamera non è in grado di fare quello che il nostro sistema visivo riesce a fare continuamente e cioè “compensare” le dominanti di colore.
  • Il bilanciamento del bianco serve a far sì che i colori della foto appaiano così come li vediamo, fedeli alla realtà, naturali. Mediante il bilanciamento del bianco avremo una rappresentazione verosimile dei colori della scena.
  • Con esso facciamo fronte ai problemi legati al cambiamento della luce durante la giornata, alla presenza di nuvole, al passaggio dalla luce solare a quella artificiale, alla mescolanza della luce naturale e luce artificiale e via dicendo.
  • Bilanciamento del bianco e luce sono, quindi, due concetti inseparabili.
  • La luce è solo una piccola parte dello spettro elettromagnetico. Vediamo insieme cos’è lo spettro elettromagnetico e perché diverse fonti luminose producono luci di colore diverso (temperatura colore).

PRIMA PARTE (Teorica)

Affrontiamo oggi un argomento basilare in fotografia: il bilanciamento del bianco (abbreviato in WB, ovvero White Balance).

Tutti sappiamo che la luce presente al momento dello scatto influenza notevolmente la nostra foto determinando il mood, il carattere dell’immagine e le emozioni/impressioni che è in grado di suscitare. Sia che facciamo un uso consapevole della luce sia che ci rapportiamo ad essa in maniera inconsapevole, poco importa in questa sede. Per ora, ci basti sapere che la luce introdurrà sempre delle dominanti cromatiche se le impostazioni del nostro strumento fotografico non sono corrette.

Cos’è la dominante cromatica?

Un’immagine con colori non bilanciati si dice che è affetta da dominante cromatica perchè in essa ogni colore tende ad un altro colore. Quindi, per dominante cromatica intendiamo la tinta che domina l’intera immagine, alterandone l’aspetto e facendola virare, ad esempio, sul rosso, sul blu, sul giallo e così via. Spesso è un effetto che non abbiamo cercato intenzionalmente ma che ritroviamo nella foto come conseguenza di un errato bilanciamento del bianco in fase di scatto.

Per comprendere meglio e subito cosa succede quando non usiamo le giuste impostazioni, immaginiamo di scattare all’interno di un ambiente illuminato da una lampadina ad incandescenza ma nella fotocamera abbiamo settato il bilanciamento del bianco su luce diurna. Quello che otterremo è una foto in cui il colore prevalente è il giallo. Per quale motivo?

Perché la fotocamera non è in grado di fare quello che il nostro sistema visivo riesce a fare continuamente e cioè “compensare” le dominanti di colore. E in che modo i nostri occhi compensano la dominante? Essi introducono nella scena il colore complementare della dominante. Si ottiene, così, l’effetto di rendere naturali i colori. Nell’esempio dell’ambiente illuminato con la lampadina a incandescenza, noi riusciremo a percepire i colori giusti al contrario della fotocamera che li restituirà gialli. Pertanto, l’occhio umano si adatta automaticamente alle condizioni di luce e ai suoi cambiamenti, tranne casi estremi. Un foglio bianco per noi sarà sempre bianco indipendentemente dal fatto che lo osserviamo all’interno di una stanza illuminata da luce artificiale o all’aperto.

Ne deriva che il bilanciamento del bianco serve a far sì che i colori della foto appaiano così come li vediamo, fedeli alla realtà, naturali. In altre parole, avremo una rappresentazione verosimile dei colori della scena.

Possiamo allora pensare al bilanciamento del bianco come operazione volta a rimuovere la dominante cromatica.

Quella che viene bilanciata in realtà è l’intensità dei vari colori, in genere dei colori primari: rosso, verde e blu. La regolazione, come abbiamo appena detto, è effettuata tramite uno dei colori neutri, per questo motivo parliamo di bilanciamento del grigio o del bianco. Quella che varia, alla fine, è la miscelazione dei colori al fine di correggerli e rendere corretta e piacevole la loro rappresentazione.

Si chiama bilanciamento del punto di bianco perché tale correzione automatica usa gli elementi bianchi della scena e fa in modo che appaiano senza dominanti. Corretto il bianco, tutti gli altri colori diventeranno naturali.

Facciamo un passo avanti… e parliamo della luce.
Diciamo subito che, con un corretto bilanciamento del bianco, facciamo fronte ai problemi legati al cambiamento della luce durante la giornata, alla presenza di nuvole, al passaggio dalla luce solare a quella artificiale, alla mescolanza della luce naturale e luce artificiale e via dicendo.

Senza scendere troppo nei dettagli, dobbiamo però usare inevitabilmente termini scientifici e questa parte dell’articolo potrà indurvi a saltare alla parte pratica del bilanciamento del bianco che troverete nel prossimo articolo. Ma cercherò di sviscerare in modo semplice la questione.

Il primo termine scientifico è spettro elettromagnetico. Chi non ha dimestichezza con questi concetti non deve spaventarsi.

In pratica, la luce che conosciamo, quella del sole e quella delle sorgenti artificiali, è solo la luce visibile. Esiste, al contrario, molta altra luce che definiamo invisibile e che non riusciamo a vedere. Ad ogni modo, quando parliamo di luce, che sia luce visibile o invisibile, ci riferiamo precisamente a una radiazione elettromagnetica, vale a dire un’onda che si muove nello spazio e trasporta energia. Le onde sono caratterizzate da una lunghezza d’onda e una frequenza. Riprendiamo un argomento già esposto nell’articolo sulla diffrazione:

possiamo paragonare la luce ad un’onda marina che ha le sue creste e avvallamenti. La lunghezza d’onda è la distanza tra due creste consecutive (o due avvallamenti vicini). A seconda di questa lunghezza, la luce può assumere un colore piuttosto che un altro o essere invisibile.

lunghezza-onda

Più piccola è la lunghezza d’onda, più è grande l’energia associata all’onda.

La frequenza, invece, è il numero di onde che passano per un punto in un secondo. In base alla lunghezza d’onda e alla frequenza classifichiamo le varie radiazioni elettromagnetiche.

Ora, la luce visibile ha una lunghezza d’onda compresa tra circa 400 e 700 nanometri (un nanometro, nm, equivale a un miliardesimo di metro).
Questa informazione possiamo ovviamente non ricordarla, a noi interessa il concetto.
Ci interessa sapere, ad esempio, che in natura, oltre la luce visibile, esistono onde elettromagnetiche aventi lunghezze d’onda molto diverse da questa e per descrivere tutte le onde possibili si usa il termine di spettro elettromagnetico. Lo spettro altro non è che l’insieme di tutte le onde elettromagnetiche possibili.

Ne deriva che la luce a noi visibile è solo una piccola parte dello spettro che invece comprende anche: onde radio, microonde, infrarossi, ultravioletto, raggi x, raggi gamma e raggi cosmici.

Ripetiamo il concetto in maniera ancora più semplice: esistono diversi tipi di onde che attraversano lo spazio: alcune hanno una lunghezza d’onda più corta della lunghezza d’onda della luce, altre una lunghezza d’onda maggiore. L’insieme di queste onde rappresenta lo spettro elettromagnetico.

spettro-elettromagnetico

Tutto ciò che non vediamo è quello che, in pratica, ci permette di parlare al cellulare, di vedere la TV, di scaldare i cibi nel microonde, di ascoltare la radio e tanto altro.

Facciamo ora un ulteriore passo avanti.

In fin dei conti, perché diverse fonti luminose producono luci di colore diverso?
Il nostro occhio associa ad ogni lunghezza d’onda un determinato colore. Quindi si tratta solo di un lavoro di interpretazione da parte del nostro cervello.

Per stabilire dei criteri standard nella valutazione delle tonalità delle fonti luminose, si fa riferimento ad una convenzione internazionale stabilita dalla CIE (Commissione internazionale per l’illuminazione). Il metodo diretto prevede l’utilizzo di un corpo nero che assume un colore diverso se riscaldato a varie temperature.

Tale temperatura è misurata in gradi Kelvin (K). Quindi, si misura la tonalità della luce, per confronto, con una grandezza termica. Pertanto, dire che una lampada ha una temperatura di colore di 3000 K significa che la luce da essa prodotta ha la stessa tonalità di quella generata dal corpo nero portato alla temperatura di riferimento di 3000 K.

Leggendo questo paragrafo viene richiamata alla mente, per analogia, l’immagine di un fabbro mentre lavora ad un oggetto in ferro che assume colorazioni diverse man mano che la sua temperatura aumenta: prima nero, poi rosso, giallo ed infine, alla temperatura più alta, bianco. In casi come questo, il fabbro usa il colore come un termometro per valutare la temperatura del metallo.

Sintetizzando, la temperatura colore indica che tipo di tonalità ha una fonte luminosa. E ogni sorgente luminosa ha una sua specifica temperatura di colore. Anche per questo diciamo che la luce influisce sul colore di un’immagine.

Una luce con una maggiore temperatura colore (quindi valore di gradi kelvin più alto) tenderà al blu, una luce con una minore temperatura colore tenderà al rosso.

temperatura colore
Di Hołek, CC BY-SA 2.5 pl, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1570047

Sembra in effetti contraddittorio, perché siamo abituati ad associare un colore freddo, come il blu, ad una temperatura più bassa. E invece è il contrario.

In fotografia, poi, è ancora più facile confondersi, perché se apriamo una foto scattata con luce diurna con un software di post-produzione, come Camera Raw, e per prova impostiamo il bilanciamento del bianco su Fluorescente, la foto tenderà al blu o viola e i gradi kelvin saranno intorno ai 3800.

bilanciamento-fluorescente

 

Perché 3800° e non una temperatura alta come ci si aspetta dal blu? Perché il programma imposterà una temperatura corrispondente alla luce fluorescente (Fonte Wikipedia: Lampada fluorescente cosiddetta “bianco neutro”: 3 500 K – Lampada fluorescente cosiddetta “bianco freddo: 4 000 K).
Nel nostro esempio, la foto diventerà blu perché abbiamo detto che non è stata scattata con una sorgente luminosa fluorescente ma la sorgente luminosa era il sole a mezzogiorno (circa 5000°K ).

A questo link, verso la fine, trovate i valori della temperatura di colore di alcune sorgenti di luce comuni:
https://it.wikipedia.org/wiki/Temperatura_di_colore

 

Nel prossimo articolo, affronteremo l’argomento dal punto di vista pratico, quindi vedremo come impostare il giusto WB nella nostra fotocamera e come trattarlo in post-produzione.

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